13/01/2026
Quella di oggi 13 Gennaio è una protesta forte, che molti vivono con disagio. Ma oggi, vorrei che guardassimo oltre il disagio immediato. Vorrei che guardassimo a quello che sta succedendo in questo preciso momento nelle nostre città.
Prendete il telefono. Aprite un’app di trasporto. Cosa vedete? Vedete quello che vedo io:il prezzo di una corsa che è schizzato alle stelle. Un viaggio dall’aeroporto di Torino al centro che da 32€ con un taxi regolare, arriva a costare oltre 160€ con un servizio "premium" di una piattaforma. Un semplice spostamento in città che triplica di prezzo.
Questo non è un caso. Questo è il risultato. È il risultato diretto e immediato di sette anni di immobilismo,di vuoto normativo, di promesse non mantenute.
Nel febbraio 2019 furono approvate delle norme, la famosa legge sulla concorrenza e i decreti attuativi, che avrebbero dovuto mettere ordine nel caos delle piattaforme tecnologiche e nel settore del trasporto pubblico non di linea. Dovevano proteggere i passeggeri, garantire una concorrenza leale (sottolineo leale) e riconoscere i diritti dei lavoratori, vecchi e nuovi.
Risultato? Solo una piccola parte di quelle regole ha visto la luce. Il resto è arenato in un labirinto di rinvii, ricorsi e ostruzionismi. Perché?
Gli Uber Files, l’inchiesta giornalistica internazionale, ci hanno dato una risposta chiara, scomoda, ma chiara. Ci hanno mostrato come un colosso multinazionale abbia orchestrato, tra il 2014 e il 2017, una campagna di pressione sistematica, una "Operation Renzi", per piegare le leggi italiane ai suoi interessi. Hanno usato lobbisti, azionisti influenti, think tank finanziati ad hoc. Ci hanno mostrato che i "poteri forti" sanno come agire, nell'ombra, per bloccare o orientare le regole a loro vantaggio.
Mentre loro agivano, noi siamo rimasti in attesa. E in questo vuoto, si è creato un mostro: un mercato a due velocità. Da un lato,un servizio pubblico, il taxi, regolamentato, con tariffe calmierate, con diritti e doveri. Dall’altro, piattaforme digitali che operano in una zona grigia, che quando vogliono possono offrire prezzi stracciati per conquistare il mercato (spesso in perdita, finanziate da fondi di venture capital), e che quando vogliono come oggi, in uno sciopero , possono moltiplicare i prezzi per massimizzare il profitto, approfittando della scarsità artificiale che loro stesse contribuiscono a creare.
Questo non è innovazione. Questo è sfruttamento. Sfruttamento della situazione,sfruttamento della necessità della gente, sfruttamento di un sistema che non le regola.
Quindi, quando sentiamo dire che lo sciopero dei tassisti è "contro l’innovazione", rispondiamo: NO. Noi non siamo contro l’innovazione.Noi siamo contro lo sfruttamento. Siamo contro l’ingiustizia. Siamo contro il ricatto di un servizio essenziale che diventa un lusso per pochi nel momento del bisogno.
Chiediamo quello che si attende da sette anni:
- L’applicazione immediata della legge. I decreti attuativi sul foglio di servizio e il dpcm sulle piattaforme tecnologiche devono vedere la luce ora. Non più rinvii.
Oggi, quelle schermate con i prezzi alle stelle sono la fotografia perfetta del fallimento della politica. Sono la prova che chi ha il potere di decidere ha scelto di non farlo, lasciando i cittadini in balia della legge del più forte.
Noi non ci stiamo. Non siamo oggetti di una guerra tra corporazioni. Siamo cittadini, passeggeri, lavoratori. Chiediamo un servizio di mobilità moderno, sì, ma soprattutto giusto.