03/10/2025
Un bel paradosso, quasi da filosofia dell’asfalto.
Un tempo si correva di più, è vero. Ma era una corsa che ti concedeva spiragli: se ti fermavi per un caffè, per una pennichella, per due chiacchiere al bar dell’autogrill, sapevi che potevi recuperare. Le regole c’erano, poche ma c'erano , ma c’era anche il “margine umano”, quel piccolo spazio che faceva la differenza tra lavorare e vivere.
Oggi sembra l’opposto: meno frustate, più controlli, più tabelle. Ma il tempo è tiranno in un modo nuovo.
Riposi quando non sei stanco e guidi quando invece vorresti domire.
Quello che perdi, lo hai perso davvero. Non lo recuperi più, né con il piede pesante né con le scorciatoie. È come se il cronometro fosse diventato un padrone invisibile che non ti lascia respirare.
Ed ecco la contraddizione: “si stava meglio quando si stava peggio” o “si sta peggio adesso che si sta meglio”? Forse entrambe. Perché ieri correvi con la paura di non farcela, ma anche con la libertà di fermarti e riprendere fiato. Oggi corri con la certezza di non poter sbagliare, e questo toglie respiro, margine.
Alla fine, l’asfalto resta lo stesso, ma cambia il modo in cui lo si attraversa. E forse il vero nodo è che ieri, nel caos, trovavi più spazio per essere uomo; oggi, nella precisione, rischi di essere solo ingranaggio.