02/09/2026
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA della Deputata Stefania Ascari
Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato in data 1° settembre 2026 da fonti di stampa, a Torino un commerciante, arrestato con l'accusa di aver commesso due violenze sessuali nell'arco di circa quaranta minuti all'interno del proprio esercizio commerciale, sarebbe stato scarcerato dopo appena due notti;
secondo le notizie disponibili, una delle vittime sarebbe una ragazza di appena 13 anni, mentre poco prima l'uomo avrebbe abusato di un'altra donna all'interno dello stesso esercizio;
i fatti contestati sarebbero stati documentati anche dalle telecamere presenti nel punto vendita, circostanza che rende il quadro descritto dalla stampa particolarmente grave e allarmante;
sempre secondo quanto riportato, il giudice per le indagini preliminari avrebbe disposto la scarcerazione dell'indagato valorizzando una sua asserita «resipiscenza», ossia il pentimento manifestato successivamente ai fatti;
fermo restando il principio costituzionale dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, nonché la presunzione di innocenza dell'indagato fino a sentenza definitiva, la vicenda pone interrogativi di carattere generale sull'effettività degli strumenti predisposti dall'ordinamento per la protezione delle vittime di violenza sessuale e, in particolare, dei minori;
se confermata la ricostruzione riportata dalla stampa, desta infatti fortissima preoccupazione che, a fronte di due presunte aggressioni sessuali commesse a brevissima distanza temporale, una delle quali ai danni di una tredicenne, sia stato ritenuto possibile escludere esigenze cautelari tali da giustificare la permanenza di una misura restrittiva;
l'eventuale manifestazione di pentimento successiva alla commissione di un reato non può, di per sé, rappresentare una garanzia rispetto al rischio di reiterazione di condotte violente, rischio che deve essere valutato con particolare rigore quando si tratta di reati contro la libertà sessuale e quando tra le persone offese vi sono minori;
episodi di questo genere rischiano inoltre di alimentare nelle vittime e nelle loro famiglie un sentimento di abbandono e di sfiducia nelle istituzioni, proprio mentre alle donne e alle ragazze vittime di violenza viene continuamente chiesto di denunciare e di affidarsi allo Stato;
la protezione delle vittime non può esaurirsi nella raccolta della denuncia, ma deve tradursi in una valutazione tempestiva ed effettiva del rischio e nell'adozione di tutte le misure previste dall'ordinamento per impedire la reiterazione delle condotte e garantire la sicurezza delle persone offese;
si chiede di sapere:
quali informazioni, per quanto di competenza e nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura, il Ministro interrogato disponga in relazione alla vicenda descritta in premessa;
se risulti confermato che l'uomo sia stato scarcerato dopo appena due notti e quali misure cautelari o prescrizioni siano state eventualmente applicate nei suoi confronti;
se, alla luce della particolare gravità dei fatti contestati, della loro ravvicinata successione temporale e della minore età di una delle persone offese, siano state adottate tutte le misure necessarie a garantire la protezione delle vittime e a prevenire qualsiasi rischio di reiterazione;
se il Ministro non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie attribuzioni e senza interferire con l'attività giurisdizionale, acquisire elementi conoscitivi sulla vicenda anche al fine di verificare l'eventuale sussistenza dei presupposti per l'esercizio dei poteri ispettivi di propria competenza;
quali iniziative, anche di carattere normativo e organizzativo, intenda assumere affinché, nei procedimenti relativi a violenze sessuali, in particolare quando coinvolgono persone minorenni, la valutazione del rischio di reiterazione e della pericolosità sia effettuata assicurando la massima tutela delle persone offese;
quali iniziative intenda infine adottare per rafforzare la formazione specialistica di tutti gli operatori della giustizia chiamati a intervenire nei procedimenti riguardanti violenza sessuale, violenza di genere e violenza sui minori, affinché siano prevenute forme di sottovalutazione del rischio e garantita una tutela effettiva e tempestiva delle vittime.