06/08/2026
Eravamo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quando la licenza numero 10 venne assegnata a Pietro, conosciuto però come "Roberto", un ragazzo simpaticissimo, che tutti amavano per il carattere affabile e per la sua bellissima carnagione che solo chi ha origini legate al c***o d’Africa può sfoggiare.
Sposò una mia cara cugina, e io, da bambino, mi legai tantissimo a questo cugino acquisito che mi faceva ridere e divertire.
Mi raccontò che aveva inventato la sigla "Lecce 1", perché era di facile e veloce pronuncia, quindi vantaggiosa per il sistema di assegnazione via radio delle corse di allora. Amava profondamente il lavoro del tassista, che valorizzava al massimo il suo carattere disponibile e divertente con i clienti, alcuni dei quali si affezionarono molto a lui a tal punto che quando cominciai anche io questo lavoro nel 2009, c’era ancora qualcuno che si ricordava di lui.
Una br**ta malattia, che lui aveva già combattuto e vinto qualche anno prima, ce lo portò purtroppo via ad inizio degli anni Duemila.
La sua licenza fu ceduta dagli eredi a Sandro, che precedentemente lavorava nella carrozzeria CoTaBo. Negli anni, però, la sigla "Lecce 1" ad un certo punto rimase libera.
Nel 2009 decisi di seguire le sue orme: dopo aver partecipato al concorso, ho ottenuto la licenza territoriale di Castenaso e sono diventato socio CoTaBo.
A quel punto chiesi a Riccardo Carboni, che era già allora il nostro Presidente, se potessi coronare un piccolo sogno: avere la sigla "Lecce 1".
Riccardo mi confermò che potevo farlo perché si era liberata.
Dietro a queste sigle, che per qualcuno non hanno alcun significato, possono nascondersi delle storie personali anche dense di significato.
Nel mio caso, quel "Lecce 1" è una sorta di eredità: mi consente da 17 anni di portare in giro per le strade il ricordo di un tassista amato e stimato, e soprattutto di una splendida persona che ha segnato la mia giovinezza.
(tassista Claudio Adelmi, "Lecce 1")